Interreg IV Italia/Slovenia – Šturmajce Farm Gorenja Kanomlja

Anno : 2014
luogo:

Idrija (Slovenia)

tipologia di incarico :

Restauro

stato :

Progetto preliminare

committente :

Università degli Studi di Udine

rtp :

Eugenio Vassallo, Carlo Pavan
Nicola Pavan, Giulia Bettiol

Il progetto, sviluppato nell’ambito del programma operativo per la cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013 “PratiCons – Pratiche di conservazione del patrimonio architettonico”, ha visto lo sviluppo di uno studio preliminare per i lavori di restauro dell’edificio rurale di Šturmajce, situato nella valle del fiume Kanomljica, a Gorenja Kanomlja, un piccolo insediamento nel Comune di Idrija (Slovenia). La fattoria è parte di un complesso di 5 edifici rurali e ne costituisce – con la “kasca” adiacente – il nucleo più antico. La relazione con la morfologia del paesaggio è evidente non solo nell’altezza dei diversi fronti dell’edificio, ma anche nella distribuzione degli accessi: l’edificio possiede praticamente un ingresso per ogni facciata, posto alla quota del terreno o raggiungibile con una dolce scalinata.

 

 

L’edificio si sviluppa su due piani fuori terra e un seminterrato ricavato grazie alla pendenza naturale del terreno. E’ caratterizzato da due fasi costruttive distinte, evidenti sia nella dimensione degli ambienti interni, sia nella tecnologia costruttiva utilizzata. La porzione più antica, a monte, è realizzata in muratura e volte in pietrame; la porzione più recente, a valle, è invece realizzata in muratura di pietrame e solai lignei. Su entrambe le porzioni insiste una copertura lignea unitaria formata da una struttura principale tridimensionale dotata di un cordolo ligneo in sommità delle murature esterne.

 

 

La committenza ha manifestato la volontà che la fattoria di Šturmajce possa venire utilizzata per laboratori e soggiorni in cui sia possibile sperimentare, per i visitatori, stili di vita tradizionali. Una sorta di “living-museum”.
Il progetto architettonico è stato quindi elaborato muovendosi verso questa duplice esigenza:

  • 1 di conservare non solo l’edificio, i suoi spazi ed i materiali che lo costituiscono, ma anche di tutti quegli elementi funzionali e di arredo che testimoniano i modi di utilizzo dell’edificio e del suo rapporto con l’ambiente montano;
  • 2 di garantire ai visitatori standard di igiene e di confort adeguati alle aspettative della società contemporanea.

La morfologia stessa dell’edificio ha suggerito che il piano terreno, con il suo sistema di stanze per attività conviviali e di attrezzature, che ruotano intorno all’ambiente della cucina, fosse il più adatto a soddisfare questa esigenza di testimonianza e quindi che dovesse essere oggetto di un approccio il più possibile conservativo. Per il piano primo, già oggetto di interventi di integrazione di impianti tecnologici (servizi igienici) e di nuove pavimentazioni e rimaneggiamenti, invece, è stato ipotizzato di concentrare la maggior parte degli interventi architettonici. Si prevede quindi di realizzare un nuovo servizio igienico accessibile da due lati, e dotato di una zona di lavabi, due wc e due docce, nonché il generatore di calore per l’acqua calda sanitaria. Si ipotizza, poi, di attrezzare la zona destinata al dormitorio con arredi mobili che permettano di partizionare lo spazio in ragione delle necessità dei visitatori. Gli accessi dall’esterno a differenti livelli consentono di mantenere il sistema distributivo verticale interno all’edificio praticamente inalterato.

 

 

L’edificio ruota intorno all’ambiente della cucina. Esso infatti funziona come nucleo tecnologico – contenendo la stufa per la preparazione dei cibi, le bocche di alimentazione di tutte le stufe di riscaldamento del piano terreno, il lavello con l’acqua corrente; dall’ingresso di servizio della cucina è inoltre possibile accedere al wc esterno. L’ambiente della cucina funziona come grande sistema di convogliamento dei fumi di combustione delle tre stufe, che vengono indirizzati, sfruttando il soffitto voltato, in un’unica canna fumaria in muratura che sale fino al sottotetto.
Salendo al piano primo troviamo, in posizione corrispondente alla cucina, l’unico bagno dell’abitazione, attualmente non agibile e solo parzialmente trasformato.
Nel sottotetto si riscontra la caratteristica più peculiare dell’edificio: la canna fumaria si allarga al livello del pavimento in un pozzo di muratura che disperde il fumo nel sottotetto, recuperando completamente il calore di combustione, preservando la struttura lignea da attacchi biologici e funginei e permettendo, grazie ad un sistema di aperture regimentate, l’affumicazione di cibi.

 

sequenza dei dispositivi per il riscaldamento: la cucina, la stube e il camino in copertura

 

Questa sequenza verticale racchiude tutti gli ambienti e gli impianti tecnologici principali dell’edificio. Il progetto parte da questa visione e interviene implementando e potenziando il ruolo di questo “nucleo tecnologico” in modo da aumentarne i servizi svolti e migliorarne la qualità architettonica: un nuovo camino, quindi, con un sistema di chiusura compartimentato – una sorta di forno – utilizzabile per affumicare i prodotti e che permette di evitare la dispersione dei fumi nel sottotetto – che avrà funzione di laboratorio – portandoli direttamente nella sommità della copertura che fungerà da sfiato.